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La Borgata Borgata S. Lucia (liberamente tratto da “La Borgata S. Lucia:indagine conoscitiva per un integrale recupero” Italia Nostra Siracusa)

Tra il finire dell’ottocento e l’inizio del novecento la realtà urbana di Siracusa era tutta in Ortigia,a sua volta afflitta da problemi dovuti a carenti condizioni igienico sanitarie di alcuni dei suoi quartieri abitati densamente e che determinarono nuove linee di sviluppo urbanistico dopo che furono individuati in Akradina gli spazi adatti a contenere un nuovo borgo. La nuova area urbana venne denominata Borgata S. Lucia perché ricadente nel luogo dove la tradizione cristiana ricordava il martirio della Santa Patrona della città di Siracusa e perché pensata come progetto di edilizia destinato a famiglie di lavoratori. Col passare degli anni la Borgata S. Lucia divenne una zona residenziale piccolo borghese, dove venivano a delinearsi diverse tipologie di edifici con caratteri architettonici differenti perché derivanti dalla diversa estrazione sociale dei proprietari. Da ciò il quartiere si connoterà per la disarmonica organizzazione edilizia che determinerà difformità di livelli e stili nei prospetti e non sfuggirà al “nuovo stile” che da tempo si era diffuso in Europa e in Italia: il liberty. I motivi floreali e le linee flessuose di questo nuovo stile vengono reinterpretati dalla sensibilità, dall’ abilità tecnica, dalla cultura degli scalpellini, dei fabbri, dei falegnami. Questo stile fatto di rose e fiori “a festoni, a tralci, a grappoli, a cascate, a canestri, a mazzolini” interessò l’architettura edile e la creatività e l’attività dei ceti artigianali, che furono artefici di una enorme, quanto apprezzabile ed originale produzione sia nel campo dell’edilizia pubblica e privata, sia nei manufatti in legno ed in ferro. Ai capimastri scalpellini ed alle loro affollate scuole (scuola-bottega) si deve la fortuna e la diffusione del liberty. Bisogna ricordare tutta una schiera di mastri impegnati nel primo trentennio del ‘900: Luciano Patania, Pasqualino Randieri, Giovanni Saccuta,Francesco Pasqua, Paolo Carrubba, Teodoro Agricola.
Il successo della Borgata sarà tale che nel 1925 si propone di abolire la denominazione “borgata”, troppo popolare per assumere quella di “quartiere S. Lucia”. Il fulcro del quartiere è costituito dal Convento e dalla millenaria Basilica dedicata a S. Lucia che lì aveva subito l’atroce martirio e ivi seppellita in un ipogeo che, da quel momento ,si estese in un complesso di catacombe,che oggi si configura come il più antico documento della presenza della Chiesa a Siracusa e in Sicilia, testimoniando la vitalità della comunità cristiana già dalla prima metà del III secolo. L'area funeraria, sottostante l'attuale piazza S. Lucia, è costituita da un cimitero di comunità e da alcuni ipogei, ascrivibili cronologicamente ai secoli III, IV e V dopo Cristo. La catacomba di S. Lucia, infatti, rappresenta uno dei pochi casi attestati a Siracusa in cui un luogo di sepoltura diviene ben presto area di culto. E' divisa in varie regioni con la presenza di loculi, cubicola e zone con sepolture privilegiate, trasformate in età bizantina in oratori aperti al culto. La sovrastante Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro può essere fatta risalire ai Normanni che ,dopo la cacciata degli arabi da Siracusa nel sec. XI, ricostituirono la Diocesi e riedificarono l’edificio che custodiva le memorie del martirio della Santa. La Basilica attuale è attribuita alla ricostruzione sostenuta da Gerardo da Lentini nel 1100. Di quel periodo restano il rosone della facciata, più volte rimaneggiato, il portale con l’arco di stile cordovano le cui fattezze richiamano lo stile mozarabico, le tre absidi, i quattro grossi pilastri di sostegno della cupola che si ritiene sia stata eretta già nel sec. XII.
Per i Siracusani, una colonna posta alla destra del presbiterio indica il luogo esatto del martirio subito da S. Lucia.Nel sec. XIV sotto il regno di Federico III di Aragona, fu realizzato l’attuale tetto ligneo a capriate dipinte. Si possono contare circa duecentocinquanta stemmi, tra i quali più volte ripetute le insegne degli Aragona di Spagna e di Sicilia, l’antico blasone di Siracusa e alcuni stemmi gentilizi siracusani.
Numerosi interventi di rifacimento dell’interno della Basilica si ebbero tra la fine del sec. XV e la prima metà del sec. XVIII con le radicali innovazioni barocche del 1626 ad opera dell’architetto Giovanni Vermexio. Del 1723 è il porticato di Pompeo Picherali, costruito per accogliere i numerosi pellegrini che hanno lasciato traccia di sé nelle firme graffite sulla nuda pietra delle arcate. Nel 1608, reduce da Malta, sostò a Siracusa Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e a lui fu commissionato un grande quadro raffigurante il Seppellimento di Santa Lucia, che negli anni ha subito numerosi trasferimenti ,dalla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo alla chiesa di S. Lucia alla Badia in piazza Duomo, dove si trova adesso ospitato. Attiguo alla Basilica e con essa comunicante attraverso un passaggio sotterraneo realizzato nel sec. XII è il tempietto barocco che custodisce il sepolcro della Martire. Costruito nel sec. XVII, il tempio sorge praticamente al centro dell’area catacombale che accolse il corpo di S. Lucia subito dopo il martirio. Le reliquie furono qui custodite fino al 1039 quando, con una rapida azione di guerra, il generale bizantino Giorgio Maniace penetrò a Siracusa e, trovato il corpo della santa, lo portò a Costantinopoli per farne omaggio all’Imperatrice Teodora. Durante la IV Crociata i Veneziani, trovatolo, lo traslarono a Venezia dove tuttora si trova nella Chiesa dei SS. Geremia e Lucia. La statua marmorea,opera di Gregorio Tedeschi (1634), posta sotto l’altare del sepolcro è oggetto di particolare venerazione in ricordo del suo prodigioso sudore nei giorni 6, 7 e 8 maggio 1735 interpretato dai Siracusani come segno di protezione della Santa in occasione di quei giorni di guerra. Tornando al 900, durante il ventennio fascista si ebbe la costruzione dello Stadio comunale, allora intitolato a Vittorio Emanuele,ora invece a“Nicola De Simone”, tipico esempio di architettura razionalistica che si apre su una piazza con fontana monumentale. Durante la seconda guerra mondiale il quartiere S. Lucia divenne teatro di un grave avvenimento luttuoso:il bombardamento anglo – americano del 27 febbraio 1943 colpì diverse abitazioni nei pressi di piazza S. Lucia e uccise 55 civili tra cui 9 bambini che quel sabato stavano giocando in piazza. La ricostruzione che ne seguì non tenne conto della caratteristiche preesistenti contribuendo così ad accentuare il disarmonico aspetto della piazza. Altro avvenimento straordinario verificatosi nel 1953 presso una abitazione privata in via degli Orti di S. Giorgio fu il miracolo della lacrimazione di un’immagine in gesso raffigurante la Madonna, che determinò in seguito la costruzione del Santuario della Madonna delle lacrime,meta di pellegrinaggio. La naturale complessità storica,religiosa ed artistica connotano il quartiere S. Lucia anche per essere una rara testimonianza dello stile Liberty a Siracusa, purtroppo segnata dal degrado per l’uso arbitrario di materiali poco consoni al restauro e per l’assenza di un controllo da parte delle amministrazioni,preposte alla tutela del territorio e dei suoi Beni Culturali.