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La Cattedrale di Siracusa

Il principale edificio dell’Arcidiocesi di Siracusa sorge nella platea magna della città aretusea,la piazza del Duomo,luogo di grandi testimonianze urbane che sin dall’antichità ospita il tempio di Atena. Edificato nella parte più alta di Ortigia, il Duomo di Siracusa sorge sui resti dell’antico tempio dorico dedicato ad Atena, fatto costruire nel 480 a. C. dal tiranno Gelone. Dell’antico tempio, che contava 14 colonne laterali e 6 frontali, sono ancora visibili alcune colonne del peristilio e parte dello stilobate. Diverse sono state le trasformazioni del tempio durante i secoli ed i primi cambiamenti, di cui si ha notizia,avvennero nel VII secolo d. C., quando il vescovo Zosimo lo trasformò in basilica cristiana dedicata alla natività di Maria. Le colonne del peristilio vennero chiuse con una cinta muraria e vennero aperti in ciascun lato della cella degli archi in modo da ottenere una basilica a tre navate con un nuovo orientamento. Depredato dei suoi arredi sacri dagli arabi, il Duomo subì, in epoca normanna, ulteriori trasformazioni con l’innalzamento dei muri della navata centrale e l’apertura di finestre nei muri perimetrali. Durante tale periodo il tempio raggiunse il massimo fulgore e le absidi vennero ricoperte di mosaici. In seguito al terremoto del 1693 la Cattedrale subì profonde trasformazioni: vennero distrutte le absidi laterali, venne costruito il presbiterio al posto dell’abside centrale e la Cappella del Crocefisso (abbattendo una parte delle colonne doriche) , al posto dell’abside meridionale. Ma tra le opere più significative che determinano l’attuale assetto del Duomo vi è la ricostruzione della facciata. La facciata barocca, interamente distrutta dal terremoto, venne ricostruita tra il 1728 ed il 1753 su disegno dell’architetto trapanese Andrea Palma. Decorano il prospetto principale le statue raffiguranti la Vergine del Piliere (al centro),S. Lucia (a destra), S. Marziano (a sinistra), opere dello scultore palermitano Ignazio Marabitti (1757),al centro il frontone curvilineo e spezzato accoglie il lapideo stemma reale con l’aquila del sovrano Carlo III di Borbone. Dello stesso Marabitti sono le due statue di S. Pietro e Paolo che affiancano la gradinata. Dal vestibolo, pregevolmente abbellito da due colonne tortili ornate e da due grandi nicchie che ospitano a sinistra la statua di San Vincenzo Ferreri e a destra quella di San Ludovico Bertrando, due santi domenicani,ordine cui apparteneva il vescovo Marini, si passa all’interno diviso in tre navate. Quella centrale, coperta da un soffitto ligneo e travature del 1518 e con una pavimentazione di antico marmo policromo commissionato nel 1444 dal vescovo Ruggero Bellomo , ospita al centro l’antico stemma di Siracusa, ad ancile e con il castello turrito. La navata presenta all’ingresso due acquasantiere in marmo del 1802 e lungo le pareti in alto si scorge la seguente scritta : “Ecclesia Siracusana prima divi Petri filia et prima posi Antiochenam Christo dicata ", che ricorda il diploma del 1517 in cui il pontefice Leone X riconobbe la chiesa siracusana prima figlia di Pietro e seconda dopo Antiochia. Lungo la navata laterale destra si aprono diverse cappelle. Tra queste,la prima cappella ospita il Battistero, con fonte battesimale ricavato da un vaso marmoreo ellenistico adorno di sette leoncini in bronzo del XIII secolo, mentre nella parete frontale si possono ammirare frammenti di mosaico dell’antica cattedrale di epoca normanna. Subito dopo si trova la Cappella di Santa Lucia, costruita nel XVIII secolo, che ospita un altare decorato da un paliotto argenteo di Decio Furnò sul quale è posta la nicchia che accoglie il simulacro argenteo di Santa Lucia, opera del palermitano Pietro Rizzo (1599),nelle pareti laterali si possono ammirare i due medaglioni che ospitano i busti di S. Lucia e S. Eustachio, opera di Ignazio Marabitti e in basso a destra uno stemma policromo che mostra i simboli del martirio: il pugnale, il piatto e gli occhi. Il pavimento di marmo fu eseguito per disposizione del vescovo Requisens che volle essere sepolto nella cappella, come attesta il sarcofago marmoreo attaccato a! muro fra le due arcate e la lapide sul pavimento sottostarne. Più avanti vi è la Cappella del SS. Sacramento voluta, nel XVII secolo dal vescovo Torres ed attribuita a Giovanni Vermexio. La Cappella, a pianta poligonale, presenta una volta a botte con un ciclo di affreschi (nel primo vi è il re David che riceve il pane santificato dal sacerdote Achimelec; nel secondo un angelo che offre del pane e dell'acqua al profeta Elia; nel terzo vi è Daniele nella fossa dei leoni che riceve il pane dal profeta Abacuc condotto da un angelo; nel quarto riquadro due esploratori israeliti che portano un mazzo di spighe ed un tralcio di vite con un grosso grappolo d'uva nera; nel quinto vi è raffigurato Mosé che assieme ad altri raccoglie la manna piovuta dal cielo,nel vano centrale vi è un medaglione con il ritratto del vescovo Torres, fondatore della cappella, sostenuto da due angeli,nel vertice della volta vi sono putti ed angioletti che calano dal cielo l'ostensorio col SS. Sacramento; negli archivolti ancora putti ed angeli con ghirlande e festoni) di Agostino Scilla (1657) e ospita sull’altare un ciborio di Luigi Vanvitelli (1752),un tempietto ellittico che, a sua volta, nella parte inferiore ospita il paliotto marmoreo che raffigura L’Ultima Cena, opera dello scultore tosco – romano Filippo Valle (1762). Dei tre bellissimi cancelli in ferro battuto agli ingressi della cappella, i due laterali risalgono alla fondazione della cappella stessa, mentre quello centrale è del 1809, firmato dall'artigiano Ruggeri. Proseguendo, in fondo alla navata destra, si apre la Cappella del Crocefisso, fatta edificare, a pianta rettangolare, dal vescovo Fortezza sul finire del XVII secolo(1692), e ospita i monumenti sepolcrali dei vescovi siracusani (si possono ammirare sulla destra il monumento bronzeo dell'arcivescovo Baranzini che comprende la statua ed il sarcofago con fregi che ricordano la lacrimazione della Madonna ed i suoi miracoli, opera dello scultore Poidimani del 1970; ed accanto il monumento all'arcivescovo Carabelli, opera di Sgandurra del 1937). Di particolare rilievo è il dipinto collocato nell’altare minore a sinistra, che raffigura S. Zosimo,attribuito alla mano di Antonello da Messina, nella stessa cappella lo fronteggia l’altare dedicato a S. Marziano,mentre sull’altare maggiore è collocato un crocefisso, dipinto su legno, nelle pareti dello stesso altare sono ospitate 13 tavolette che una volta componevano un polittico raffigurante il Cristo benedicente, il Battista e i dodici Apostoli , opera della scuola Antonelliana e in particolare dell’artista isolano Marco Costanzo. La volta, fatta costruire dal vescovo Alagona nel 1778 a gesso, presenta clipei affrescati con figure di santi. Il pavimento di marmo a scacchiera con quadrati bianchi e neri è del 1885. Uscendo dalla Cappella si passa al Presbiterio, distinto in due parti: la tribuna ed il coro. L’altare maggiore, di età barocca, attribuito a Giovanni Vermexio, ha per mensa un blocco dell’architrave del tempio, crollato col terremoto del 1693. Sull’altare vi è una tela raffigurante la Natività della Vergine. Sugli stalli lignei posti alle pareti dominano due dipinti che raffigurano S. Pietro che invia da Antiochia il vescovo Marciano a Siracusa e S. Paolo che predica nelle catacombe aretusee,ambedue opere dell’artista Silvio Galimberti (1927).Passando poi nell’abside bizantina della navata sinistra vi è collocata la statua marmorea della Madonna della Neve di Antonello Gagini (1526),l’opera poggia su un basamento scolpito che narra storie evangeliche. Nella stessa navata si intravede un infilata di colonne doriche del peristilio greco e negli intercolumni ciechi si possono ammirare delle sacre sculture di marmo di scuola gaginesca: una Santa Lucia opera di Antonello Gagini,una Madonna col Bambino opera di Domenico Gagini e infine una Santa Caterina di Alessandria che mostra accanto alla vesta una ruota dentata, simbolo iconografico del suo martirio, attraverso l’apertura laterale,che dall’esterno presenta una porta del tardo rinascimento,si giunge su Via Minerva.