La Fratellanza di San Sebastiano (di Mariarosa Malesani)
Grandissima nei secoli l’importanza del porto di Siracusa e quindi viene spontaneo domandarsi quale ruolo avessero le maestranze e a quali regolamenti fossero tenuti. Di certo si avverte da sempre che tutti i lavoratori erano molto legati tra loro ed erano fieri di appartenere alla categoria dei portuali.
Alle origini c’è notizia di una Congregazione Portus Salutis dei naviganti , costituita nel 1397, che fu di modello ad altre associazioni siciliane. Non vi sono, purtroppo, documenti canonici di riconoscimento dell’associazionismo tra gli scaricatori del porto di Siracusa, ma l’esistenza dei due editti di Federico II e Martino I d’ Aragona, fanno datare la nascita della Congregazione di San Sebastiano agli inizi del XV sec.. Questa compagnia non era per nulla diversa da altre degli altri porti d’Italia e anzi sembra che ci fosse un certo collegamento tra le varie corporazioni , dal momento che rappresentanze di lavoratori del porto di altre città erano presenti con scagni e uffici .
Molti cognomi di altre città portuali permangono ancora oggi: Adorno, D’Amico, Liberti, Oliveri, Testa, Costa e Genovese o Veneziano o Malfitano o Pisano: famiglie venute tra noi nel ‘200 e ‘ 300. Anzi pare che la denominazione di Fratellanza sia stata data a Siracusa a tutte le confraternite come, ad esempio,quella dello Spirito Santo o di S. Filippo.
Come mai San Sebastiano, che era protettore dei malati di peste diventa il santo dei portuali?
Nel 1414 fu trovata sulla spiaggia di Stentino (Augusta) l’attuale statua del Santo che si venera a Melilli. Si narra che una nave proveniente dall’Adriatico facesse naufragio e nel suo carico ci fosse un simulacro di S. Sebastiano, che i marinai non riuscirono a ripescare, tanto era pesante. Si partirono da Siracusa il Vescovo e il clero pensando di portarla nella loro cattedrale, ma non ci fu verso di spostarla. Sarebbe rimasta per sempre in fondo al mare se, il 1° maggio, il clero di Melilli non fosse intervenuto. La statua, alla loro presenza, divenne così leggera da venire a galla da sola e da farsi trasportare nella città di Melilli, dopo aver compiuto miracoli. Da questo episodio nasce, probabilmente, il legame tra i portuali siracusani e San Sebastiano. La città di Siracusa venera il Santo dal 1449 anno in cui la carestia e la sporcizia causarono la peste che , a varie riprese, durò fino al 1453. I cittadini si affidarono a s. Sebastiano che stava soppiantando San Rocco considerato meno efficace nella lotta a questa malattia. Questo cambio di Santi nei secoli avveniva, quando i benefici sembravano meno abbondanti o succedeva un fatto che poneva un determinato santo in primo piano nella devozione popolare. L’associazione del Santo soldato con la peste scaturì dal suo martirio avvenuto per mezzo delle frecce, giacché nell’antichità le frecce erano sinonimo di peste perchè Apollo spargeva il morbo lanciando dardi, come descrive Omero nell’Iliade. In più, le ferite del santo assomigliano ai bubboni della peste.
In occasione delle pesti del 1449 e 1455 fu eretta, dalla municipalità , la chiesetta di San Sebastiano in Via Minerva davanti alla Cattedrale. Una statuetta del santo in argento fu offerta dal vescovo Santafede e fino al ‘700 fu conservata nel tesoro della cattedrale. Per un breve periodo la chiesetta ospitò i Cavalieri di Malta (nel XVI sec.) che si erano messi in salvo dopo la presa di Rodi.
Il 23 marzo 1641 il vescovo Francesco Elia De Rossi la diede alla Confraternita dei Sacerdoti che prima si trovava a S. Caterina, ma poco dopo la chiesa fu affidata alla Confraternita di San Sebastiano, detta anche Fratellanza, che la mantenne fino a quando il Comune deliberò di ampliare i propri uffici e abbattere la chiesetta. L’Arcivescovo concesse in cambio una cappella nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia per ospitare il simulacro del Santo, mentre il comune diede alla Fratellanza un locale di sua proprietà, comunicante con la chiesa, per le riunioni dei confratelli. Tutto ciò fu deliberato il 17 marzo 1928 quando il podestà Leone Leone, insieme con il Consiglio diede le seguenti concessioni: 1) il vano comunicante con la chiesa di Santa Lucia. 2)concessione in perpetuo di mq. 48 di terreno al Cimitero per la Cappella della Pia Associazione (mai data). Le suddette concessioni vengono date a compenso della rinuncia della chiesetta e per le spese sostenute per il trasferimento in S. Lucia.
Fino ai giorni nostri il Santo viene solennizzato il 20 gennaio a cura della fratellanza che ha ancora un governatore per la devozione, ma dal 1991 ha dovuto rinunciare a dare lo stipendio al Santo che da secoli figurava nel libro paga come qualunque portuale ed era al primo posto. I mensili servivano per finanziare la festa annuale.
Ancora oggi, nel mese precedente, la festa si procede al sorteggio dei portatori, che prima erano scelti tra i portuali che ne facevano domanda, ma ora sono ammesse anche domande di persone esterne alla Confraternita.
Viene messo all’asta anche l’ufficio del suonatore della campanella (colui che regola il ritmo della processione). Qualche decennio fa era messa all’asta anche la cassetta lignea che doveva ricevere le offerte in denaro che erano donate al Santo durante la processione. Ora questa usanza è decaduta , come quella di offrire i bambini nudi. Cerimonia che si svolgeva durante la sosta nella piazzetta della Graziella dove si riposavano i portatori che approfittavano della vicinanza della cantina di Pilluccio. La sera, davanti al Capitello vicino alla Porta Marina, avveniva l’asta dei doni offerti. Oggi, in particolare, sopravvive l’offerta di grandi pani, arricchiti con nastri rossi. Per evitare le indecorose risse che si accendevano durante le contrattazioni. l’arcivescovo Carabelli proibì l’asta che fu spostata in piazza Duomo. Famosi nel tempo sono stati i vari banditori che riscuotevano nel bene o nel male la simpatia dei siracusani.
Durante l’ottava, mentre la statua e il tesoro venivano conservati in Santa Lucia alla Badia, cinque “vastasi”, sempre diversi, venivano posti a sorvegliare la statua e il tesoro e pur non lavorando venivano pagati.
Tornando alla storia della confraternita,questa si dovette dare negli anni successivi alla formazione una costituzione legale. Per quella di S. Sebastiano si scelse il modello della confraternita di Melilli che risaliva al 1530, secondo quanto ci riferisce il Capodieci. A questa costituzione assistettero gli oriundi genovesi e gente di mare di ogni luogo che la presero a modello.
Nel 1883 la fratellanza di .S. Sebastiano divenne Società Operaia di Mutuo Soccorso con regolare statuto , riconosciuto legalmente, che si proponeva di ottenere il miglioramento morale, intellettuale ed economico dei soci, la conservazione delle antiche tradizioni, la celebrazione delle solennità annuali del Santo Patrono.
La solidarietà era reale, secondo la consuetudine della gente di mare, e non negava l’aiuto a chi si trovava in stato di necessità. Agli invalidi e agli anziani si riservavano lavori leggeri , come portare l’acqua agli scaricatori nella stagione calda, trasmettere messaggi ( non c’erano i telefonini cellulari), sovraintendere …. in modo che venivano stipendiati senza farli sentire di peso. Ma vi erano aiuti economici per i bisognosi ai quali era assicurata l’assistenza nelle malattie o negli infortuni sul lavoro, venivano corrisposte le spese per i funerali, o si elargivano somme alle famiglie dei confratelli morti prematuramente. Si favorivano i matrimoni tra i figli degli associati alla Confraternita e, come abbiamo già detto, era un onore appartenere ad un gruppo che coltivava principi così validi,tanto che il lavoro era tramandato da padre in figlio.
Agli inizi del ‘900 la fratellanza di S. Sebastiano venne trasformata in società cooperativa di lavoro e unitamente all’altra cooperativa degli Stivatori e Barcacceri, accudiva all’intenso traffico di merci e in particolare alla spedizione di agrumi per Trieste da dove proseguivano per i paesi del Danubio e degli agrumi salmonati che in apposite botti , opera dei “ bottai “ siracusani,molto stimati, venivano spedite in Inghilterra, in Germania e perfino negli Stati Uniti, dove venivano trasformati in marmellate e canditi . Per mare erano anche spediti altri prodotti siracusani come le essenze , i mosti e le vinacce, l’acido solforico, il bitume, le mandorle e i derivati del pomodoro prodotti da tre fabbriche siracusane di cui si è persa traccia.
Le due coperative ormai fuse tra loro svolgevano un lavoro ottimale, riconosciuto anche da organizzazioni di altri porti. Nel 1911, durante la guerra libica, si organizzarono con chiatte e rimorchiatori per portare le merci sotto le navi che non potavano attraccare alle banchine intasate dall’intenso traffico mercantile e militare.
Nel 1912 venne edificata la cappelletta dedicata a san Sebastiano vicino alla Porta Marina.
Nella Prima guerra mondiale molti furono i portuali che diedero il loro sangue per la Patria e i loro nomi sono scritti in una lapide apposta alla Casa del portuale al Molo S. Antonio.
Nel 1929 le leggi fasciste imposero la soppressione delle cooperative e i portuali divennero Compagnia di S. Sebastiano , mantenendo i propri ordinamenti e le proprie tradizioni .
Negli ultimi decenni il porto ha conosciuto una lenta ma inesorabile decadenza , i vastasi da 240 del 1970 si sono ridotti a 40 e dal 1991 e la fratellanza si è associata a quella di Augusta e a capo della Compagnia non c’è più un console, ma un presidente. Il traghetto per Malta parte ed arriva a Pozzallo; il porto di Augusta agisce per conto e insieme a Siracusa, Punta Cugno serve per i trasporti della Zona industriale e Catania è sempre più attrezzata. Sembra impossibile che un porto, che fin dai tempi dei greci è stato il punto nevralgico dei traffici nel Mediterraneo, debba sparire non si sa per l’incuria di chi.
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