| Elio Vittorini
Nasce a Siracusa il 23 luglio 1908 nella casa del nonno materno alla Mastrarua (odierna via Vittorio Veneto n.140) da Sebastiano e Lucia Sgandurra,primo di quattro figli. Trascorre l’infanzia in Sicilia, seguendo il padre ferroviere. A sette anni viene affidato alle cure del nonno e delle zie,che vivono a Siracusa. Frequenta l’Istituto Tecnico per ragionieri e lega amicizia col seggiolaio anarchico Alfonso Failla, partecipando alle attività dei gruppi anarchici siracusani. Nel 1924 abbandona gli studi tecnici,voluti dal padre. Letture da autodidatta e vagabondaggi rendono singolare la sua adolescenza . Fa l’assistente nei cantieri edili, il linotipista, il correttore di bozze.
A Siracusa,nell’autunno del 1926,Angelo Maltese, fotografo,aprì lo studio-galleria “Alla Fontanina”a Palazzo Interlandi-Pizzuti in Piazza Duomo, i cui frequentatori abituali erano Zammit,Rio,Calendoli,Vittorini padre,e anche Elio(allora diciottenne), che cominciò a nutrire per “il fascismo storico e rivoluzionario” un forte consenso documentato in un suo primo scritto dal titolo “L’ordine nostro”.
Sposa nel 1927 la sorella del poeta Salvatore Quasimodo, Rosa Maria, e abbandona definitivamente la Sicilia,stabilendosi prima a Gorizia,dove l’8 agosto1928 nasce il figlio Giusto(primo di due ,il secondo è Demetrio,anche lui nato a Gorizia nel 1934) e poi a Firenze nel 1930,dove si trasferisce con la famiglia ed entrato in contatto con il gruppo della rivista “Solaria” viene assunto come segretario di redazione. Su “Solaria” pubblica la maggior parte dei racconti che nel 1931 saranno raccolti nel suo primo volume, “Piccola borghesia”. Sulla stessa rivista inizia nel ’33 la pubblicazione poi interrotta dalla censura, de “Il garofano rosso”, vasto romanzo sull’incontro delle passioni adolescenziali e le contraddizioni dell’esperienza. Viene assunto anche come correttore di bozze al quotidiano “La Nazione”,dove apprende da un collega,Alessandro Contri, la lingua inglese,che gli servirà per tradurre i testi degli scrittori anglo-americani in lingua italiana. Sempre nel ’33 compie un importante viaggio a Milano e, presso Mondadori,pubblica la sua prima traduzione dall’inglese: “Il purosangue” di D. H. Lawrence. Lo scoppio della guerra di Spagna nel ’36 gli ispira un articolo sul “Bargello”,settimanale della Federazione Fascista di Firenze, in cui invita i fascisti italiani, in quanto veri rivoluzionari, ad appoggiare i repubblicani contro Franco. Viene così espulso dal P.N.F.
Nel 1938 abbandona Firenze e si trasferisce a Milano. Collabora con diverse riviste letterarie e vive soprattutto di traduzioni. Su “Letteratura”,a puntate,appare la sua opera di maggiore risonanza, ”Conversazioni in Sicilia”: nuova forma di narrazione lirica di un ritorno nella mitica isola,segnato da stazioni simboliche e da incontri con un’umanità custode di una saggezza antica, ma chiamata a nuovi doveri; per l’edizione americana del volume, Hemingway scriverà un’appassionata prefazione. Ottiene un incarico redazionale presso Bompiani .Intanto Vittorini ,attraverso Il lavoro di traduzione dei narratori americani contemporanei, al pari di Cesare Pavese, contribuirà a diffondere la letteratura anglo-americana in Italia e a creare il mito dell’America moderna, industriale e cittadina in contrapposizione alla realtà rurale e provinciale italiana. Molte recensioni di autori stranieri confluiranno nell’antologia “Americana”, la cui diffusione è ostacolata dalla censura.
Inizia nel 1942 l’attività clandestina con il partito comunista che continuerà fino alla Liberazione. Il 26 luglio del 1943 viene arrestato. Dal carcere di San Vittore assiste ai bombardamenti che distruggono completamente la sua casa con tutti i libri e i manoscritti. Liberato l’8 settembre, partecipa attivamente alla Resistenza.
Nel 1945 pubblica presso Bompiani il romanzo “Uomini e no”, dedicato a una vicenda della lotta armata della Resistenza. A novembre dello stesso anno,per Einaudi, fonda il “Politecnico”, settimanale aperto alle più varie esperienze della cultura internazionale, poi trasformato in mensile. Sul numero 35 indirizza a Togliatti la famosa lettera che segna il culmine della sua polemica con il PCI sul rapporto politica-cultura. Nel dicembre ’47 il “Politecnico” cessa la pubblicazione.
Il 1951 è l’anno in cui abbandona il PCI. Dà vita per Einaudi alla collana “I gettoni”,con la quale incoraggia i tentativi di una letteratura nuova, operando da sagace talent-scout. Inizia la stesura del romanzo che sarà pubblicato postumo col titolo “Le città del mondo”.Nel 1955 gli muore suo figlio Giusto. Dirige varie collane diventando il protagonista principale della cultura letteraria nazionale.
Con la decisiva collaborazione di Italo Calvino nel 1959 dirige la rivista “Il Menabò”, palestra di dibattito sul tema letteratura e industria e sulla poetica dell’avanguardia. L’ultimo dei 10 fascicoli monografici uscirà nel ’67 in sua memoria. Nel 1960 viene eletto consigliere comunale a Milano nelle liste del PSI radicale,ma si dimette subito,optando per il suo impegno di scrittore.
Si unisce in matrimonio con Ginetta Varisco, sua compagna già dai tempi della Resistenza,nel 1966 e muore a Milano il 12 febbraio di quell’anno.
Le opere
Piccola borghesia (1931); Il garofano rosso (1933-34); Nei Morlacchi - Viaggio in Sardegna (ovvero: Sardegna come un'infanzia) (1936); Conversazione in Sicilia (1938-39); Americana (antologia, 1942); Uomini e no (1945); Il Sempione strizza l'occhio al Frejus (1947); Le donne di Messina (1949); Erica e i suoi fratelli - La garibaldina (1956); Diario in pubblico (saggistica, 1957); Le due tensioni (saggistica, 1967); Le città del mondo (postumo, 1969); Nome e lagrime (postumo, 1972)
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